QUADRI E CERCHI REGALANO AI TESSUTI UNA NUOVA FANTASIA CONTAGIOSA

Sottogonne e twin-set, tacchi e ballerine, quadretti Vichy e pois esaltano la femminilità. I capi più amati sono le gonne attillate in vita e scampanate o gli abiti che acquistano scioltezza ed eleganza. I corpetti giocano con drappeggi, pince nascoste e inserti couture. Fantasie floreali, pois, sfumature blu zaffiro o rosa confetto donano un tocco di romanticismo. Coco Chanel, creatrice di uno stile chic e disinvolto, ottiene il massimo successo nel 1954, alla riapertura del suo atelier di Rue Cambon. Aveva 71 anni, ma il suo tailleur in maglia dalla linea sottile con bordi in passamaneria lavorata e gonna sotto il ginocchio divenne riconoscibile a livello internazionale. Il dopoguerra segnò l’arrivo a Parigi di un’altra giovane promessa: Hubert de Givenchy (Beauvais, 1927), che nel ’57 fonda la sua Maison: mai nella storia della moda ci fu una così stretta relazione tra stile fatto di semplicità formale, grazia rigorosa e maniacale attenzione per i dettagli e il suo creatore. Non c’è da stupirsi se Givenchy, uomo elegante e di gusto, trova nel fisico acerbo e ingenuamente raffinato di Audrey Hepburn, la sua musa. È per lei infatti -prima di una lunga serie di star ambasciatrici-che disegnerà alcuni dei suoi capi icona: il celeberrimo tubino nero di COLAZIONE DA TIPFANY, la gonna a palloncino o l’abito a bustino Nel ’57 un algerino di nome Yves Saint Laurent (Orano, 1936-2008) sostituisce Monsieur Dior alla direzione artistica della Maison. La col lezione “Trapezio” consacra il neo diplomato couturier come enfant prodige della moda francese. Il suo stile si distingue per la sicurezza dei tagli sartoriali, per le linee morbide ma essenziali. Individualista e indipendente, lascia la Maison negli anni ‘6o per aprire il proprio atelier. Il successo è immediato: le sue creazioni, non troppo elaborate ma ricercate nei tessuti, prendono spunto dalla storia, dall’arte dalla letteratura e dalle sue origini esotiche. C’è una forza insolita nell’abbinamento dei colori, nella ricchezza dei ricami, nella fantasia di certi indumenti di matrice etnica come la sahariana o il djellabah. Ma c’è anche rigore formale e una propensione a includere nell’abbigliamento femminile tagli e capi tratti dal guardaroba maschile: nel 66 nasce lo smoking da donna, un classico Yves ancora oggi. La scena sembra dominata dai soli couturier parigini quando, nel ‘st a Firenze, Roberto Capucci (Roma, 1930) presenta la sua prima col lezione, tanto sensazionale da far capitolare in sinceri complimenti il grande Dior appena prima della sua morte. Si guarda un abito Capucci e si capisce quanto gli studi di architettura e scenografia l’abbiano influenzato. Mesi di lavoro certosino per scolpire plissettature, nervature e volute. Maestro nel trattare metri di raso, seta grezza, taffetà, mikado, georgette, duchesse come tessuto evanescente ma scultoreo. Velluto rosso, verde e blu e ricami in oro per la borsa Bagonghi del marchio Roberta di Camerino, creato da Giuliana Coen Camerino (Venezia, 1920-2010): un must have di quegli anni che ogni donna vuole avere.

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VINCENZO MAIORANO
VINCENZO MAIORANO

Fashion Creator

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