MINIMALISMO E NERO I PROTAGONIZTI DELLE NUOVE COLLEZIONI

Scacco matto all’opulenza degli anni ’80: l’ultimo decennio del XX secolo impone il minimalismo. Un trend votato all’essenzialità e semplicità, che rinnega lo sfarzo e l’esagerazione degli Eighties: uno stile minimo, unisex, androgino. Gli stilisti da Milano a New York confezionano abiti con linee sobrie, un prêt-à-porter quotidiano e candidamente sexy. Di pari passo con il minimalismo si fa sentire la corrente decostruttivista che elegge il nero a colore “non colore” principe della produzione di abiti oversize o striminziti, con orli diseguali, cuciture visibili e tagli. Largo alle collezioni ispirate al mondo dei giovani, allo streetstyle e alle nuove tecnologie anche nei tessuti, con un uso massiccio dello stretch e del tessuto tecnico, senza dimen- ticare lo stile classico con accenni alle forme Sixties e Seventies. E Miuccia Prada (Milano, 1948) la mente creativa dell’omonima Maison italiana che definisce lo stile nazionale degli anni’9o. Genio creativo e imprenditoriale, Miuccia ricerca instancabilmente l’innovazione, sperimentando nuove silhouette e coniugando arte e moda. Nel 1993 fonda il marchio Miu Miu portando il gruppo a una rivoluzione creativa del prét à-porter che lo renderà ancora più popolare. L’oriente e la fascinazione per le sue atmosfere languide e lussureggianti caratterizzano il lavoro di un altro stilista italiano che entra prepotentemente nella scena della moda degli anni ’90: Romeo Gigli (Castelbolognese, 1949). Egli si concentra su linee avvolgenti e comode, colorazioni vegetali, tonalità del verde, dell’ocra e del brown. Adora ricamare le sete preziose con fregi e decorazioni creando mix sapienti di culture e ispirazioni etniche La tedesca jil Sander (Wesselburen, 1943) incarna perfettamente il profilo dello stilista anni ’90. Si ispira apertamente a Coco Chanel, a cromatico banco uno stile puro e definito: i suoi abiti sono – come dice lei stessa -“ta gliati con il coltello”. Crea capi basati sul binomio cromatico bianco nero, quasi unisex, per modelle pallide, skinny ma dotate di sensualità androgina. Nel 1985 disegna le borse in fine nylon senza etichetta ch diventano la “punta di diamante delle donne di tutto il mondo”. L’austriaco Helmuth Lang (Vienna, 1956) inizia giovanissimo la sua attività sartoriale aprendo una boutique a Vienna di abiti su misura nel 1977. Negli anni la sua fama cresce fino a essere riconosciuto come uno dei “minimalisti: capi essenziali dai colori naturali o ridotti al nero as soluto che però nella loro semplicità svelano sempre un tocco originale come una gonna a tubo che s’invirgola in vita, un’enorme riga rossa attraversa un pullover dall’aspetto quasi dimesso. l nome francese Costume National nasconde origini italiane, il creatore infatti è Ennio Capasa (Lecce, 1960). Formatosi in Giappone, dà vita in Italia a uno stile minimalista dalle linee smilze e aderenti al corpo che lo rendono immediatamente un designer cult L’opulenza però non tramonta: lo stilista Roberto Cavalli (Firenze, 1940), già noto dagli anni ‘7o, consolida ora il suo “know how e diven ta una vera e propria icona. Affascinato dal mondo selvaggio della natura, Cavalli ama essere definito artista nella moda, studiando pattern e metodologie di stampa su pelle (ne brevetterà uno tutto suo). Porta sulle passerelle di Palazzo Pitti sete, pellami e jeans in denim stampa to e incrostato di applicazioni focalizzandosi su uno stile glamorous. La prima sfilata ufficiale di Cavalli si tiene a Milano nel 1994, dove presenta jeans invecchiati con trattamento a getto di sabbia. Chi non ricorda la pubblicità ambientata in Sicilia di Dolce & Gab- bana con protagonista la sensualissima Monica Bellucci? Gli stili- sti Domenico Dolce (Polizzi, 1958) e Stefano Gabbana (Milano, 1962), al contrario di Romeo Gigli, sono decisi a evocare nelle loro creazioni la femminilità quasi arcaica, la forza e le forme della donna mediterranea. Corsetti, camicie bianche, abiti sottoveste e canotte sono i leitmotiv della loro griffe che abbraccia Haute Couture prêt-à-porter, profumi e accessori e rappresenta durante gli anni ‘9o un vero e proprio status symbol di eleganza italiana, di life style “lagnuso”, languido e pigro come certi pomeriggi siciliani “Non vogliamo piacere a tutti, vogliamo essere unici”: questa la filosofia del duo stilistico Tiziano Mazzilli con la moglie Louise, creatori del brand Voyage. Nel’91 aprono il loro primo negozio a Londra, in Fullham Road, di un’esclusività direttamente proporzionale alla fama della clientela e ai prezzi sulle etichette. Look volutamente trascurato, abiti irripetibili ottenuti da ricercate combinazioni di materiali, decorazioni a mano, lavaggi e tinture. Un etno-chic per bohémienne dai portafogli rigonfi Vero architetto della moda è Gianfranco Ferré (Legnano, 1944 2007). Dopo essersi laureato proprio in architettura, comincia a dise- gnare accessori e impermeabili. Fonda la Maison Ferré e la caratterizza con forza, sperimentazione e stile. Diventa nel 1989 il direttore creativo della Maison Christian Dior. Maniaco dei dettagli, delle forme e delle strutture è famoso per le sue camicie scul- tura realizzate con volant e plissé in bianco ottico, veri e propri strumenti di seduzione. Oggi i direttori creativi sono Roberto Rimondi e Tommaso Aquilano, designer cool che propongono collezioni in linea con lo stile creato da Ferré. Filone etno-chic anche per lo stilista Ermanno Daelli e l’imprenditore Toni Scervino che alla fine degli anni ‘9o cominciano a produrre la linea Ermanno Scervino. Il marchio fiorentino diventa famoso per il mix tra couture sartoriale, tecnicità e femminilità Sono sue le sottovesti esibite, la maglie- ria lavorata a mano e tinta con coloranti vegetali, i lussuosi piumini con pelli che rendono lo stile wild di Ermanno conosciuto in tutto il mondo. E Jean Paul Gaultier (Arcueil, 1952) a far da contraltare alla ragionevolezza. Enfant Terrible della moda, diretto seguace dell’estro post-punk alla Vivienne West wood, Gaultier è lo stilista che più si diverte a mescolare stili diversi, a infrangere le barriere tra maschile e femminile, a creare scioccanti ma desiderabili variazioni sul tema. Tra le sue invenzioni feticcio: la felpa in seta e pizzo, le magliette multiple stracciate a rivelare parti del corpo, bustirni steccati, corsetti in seta corazzata (Madonna chiese allo stilista di fare i suoi costumi di scena per la tournée del’9o, il Blond Ambition Tour, vedi foto), reggiseni con ironiche coppe a cono da abbinare a composti smoking o trench severi; e ancora la camicia maschile abbinata ai boxer o i bijoux fatti di lattine d’alluminio. Sregolatezza e genio, tanto da riuscire ad adattarsi -ma senza snaturarsi – al gusto “bon chic bon genre” di una Maison come Hermés, di cui disegna il prêt-à-porter dal’99. Ama stupire e provocare l’establishment della moda facendo sfilare anche personaggi insoliti: anziani, donne in sovrappeso o coperte di piercing e tatuaggi. Una seduzione sfacciatamente provocante quella di Agent Provocateur. Marchio britannico specializzato nell’underwear e affini, apre il primo monomarca nel’94 proprio a Londra: guidato da Joseph Corré (figlio di Vivienne Westwood, buon sangue non mente!) e dalla stilista Serena Rees, propone collezioni di lingerie tanto raffinata e femminile quanto audace, eccessivamente  ironica Negli anni ‘9o gli accessori di lusso sono della Casa Fendi che elabora collezioni apprezzatissime dallo star system internazionale, interpretate sulle passerelle dalle più importanti top model. Una nuova rinascita per lo storico marchio italiano famoso anche per le pellicce di scena realizzate sia per il cinema sia per il teatro “Che noia la semplicità! Spesso sono proprio le cose di cattivo gusto le più divertenti.” Eccentricità britannica portata alle soglie dell’or- rido per John Galliano (Gibilterra, 1960), il piccolo e nervoso pirata elisabettiano della moda. Nato a Gibilterra da genitori spagnoli, si trasferisce a Londra per frequentare la prestigiosa Central Saint Martin’s School e da li parte alla conquista di un posto da direttore artistico presso la Maison Dior, succedendo a Ferré. Ama la storia del costume e del folklore, l’arte e il circo: sotto la sua regia ogni sfilata Dior diventa un omaggio pirotecnico a un’epoca, a una tematica, a un sogno. Il corpo della donna si fa mistero e seduzione allo stato puro grazie ai tessuti scivolati, ai drappeggi e agli sbiechi che svelano poco alla volta le forme femminili n lusso rilassato quello proposto dal brand Marni, fondato ne 1994 dalla stilista svizzera Consuelo Castiglioni: l’attenzione ai volumi comodi e calati sulla figura femminile, il trattamento dei materiali ricchi deriva da un passato recente nella lavorazione e concia delle pelli. Aggiornato ed evoluto in chiave bohémienne ma cittadina, ironica ma sofisticata, il prodotto creato da Consuelo Castiglioni è sempre vagamente etnico o hippy/floreale, ma iper con- temporaneo: combina il grezzo di certi tessuti con la funzionalità del nylon o della plastica. Ci sono tutti gli ingredienti etnici e culturali della tradizione americana nelle creazioni di Marc Jacobs (New York, 1963): diplomato alla Parson’s School di New York e insignito per ben due volte del premio di Miglior Studente, Marc diventa nell’89 vicepresidente women’s design del brand Perry Ellis. Nel ’93 fonda la sua Maison e le atmosfere grunge delle prime collezioni cedono velocemente il posto a linee più sofisticate, vagamente vintage. Dal ’97, Jacobs è anche direttore artistico di Louis Vuitton. Corre l’anno 1990 quando il texano Tom Ford (Austin, 1961) viene nominato direttore creativo del marchio Gucci, da anni sull’orlo della bancarotta. In una sola stagione diviene gotha della moda mondiale, proponendo una donna sexy, ammiccate, moderna per un gioco di contrasti tra linee sinuose e silhouette maschili, accessori dalla forte personalità: una decisa ispirazione allo styling Gucci ‘7o ma tradotto per la contemporaneità. L’identikit Gucci per Tom Ford? Camicie sbottonate di raso di seta sotto a tailleur gessati di linea aderente, maxy pochette, grandi occhiali da sole e… rapide falcate. Nel 2008 Tom decide di intraprendere la propria strada e dedicarsi al mondo maschile del vestito su misura, al lusso intuito ma mai palesato delle stoffe più ricercate, all’eleganza di tagli che vestono i Lord Brummel del XX secolo.

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VINCENZO MAIORANO
VINCENZO MAIORANO

Fashion Creator

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