MODA E STAR SYSTEM CONNUBIO PER UNO STILE ESPLOSIVO

L’arrivo del nuovo millennio coincide con lo sbarco delle celebrity nel mondo della moda. Dimenticate minimalismo, top model e rigore. L’universo del fashion reagisce alle crisi economiche e politiche con una rinascita del lusso proponendo dei modelli per novelle suffragette dell’esclusività. Se il primo quinquennio degli anni 2000 offre un’immagine che guarda ai Seventies con cappotti militari, gilet asimmetrici, pantaloni a zampa d’elefante e scarpe a punta, negli ultimi anni il look fa ritorno alle linee classiche, esplode il vintage style (dagli anni ’30 alle pin-up al preppy) e lo street glamorous. All’alba dei 2000 i guru della musica, le star del cinema e le hit girl, già grande fonte di ispirazione, diventano protagonisti ed entrano nella industry. Un esempio è Kanye West, rapper americano icona dello stile dandy street, che collabora con i creative director della Maison francese Louis Vuitton Star come Madonna, Victoria Beckham, Rihanna e Sienna Miller non diventano solo testimonial, ma vere e proprie designer dando il loro contributo alla moda con creatività, stile e innovazione. Proprio la regina del pop, Madonna, si legherà a uno dei più famosi e importanti designer americani, Marc Jacobs. Adorato negli Usa per la sua immagine commerciale e personale, disegna abiti e accessori di alta classe che sanno interpretare perfettamente le necessità dell’animale chic- urbano del nuovo millennio. Le sue borse sono un must per tutte le eredi di Sarah Jessica Parker, l’attrice di SEX AND THE CITy, telefilm cult di una New York glamour e scanzonata. Più del connubio Madonna-Marc Jacobs, l’eccezionale esempio dell’alleanza tra showbiz e moda degli anni Zero è Lady Gaga  infatti, stilisti come Alexander McQueen e Jean Paul Gaultier insieme a direttori creativi come Nicola Formichetti creano per lei outfit esagerati, assurdi, fuori dagli schemi e trasgressivi, fonte di ispirazione per tutto il mondo della creatività. In questi anni, grandi gruppi come Zara, H&M e Accessorize hanno stravolto il concetto di moda inacessibile: vestiti e accessori al passo con i tempi, collezioni fresche, giovani e.. per tutti i portafogli. Addio alla qualità e benvenuto al mondo dell’usa e getta!

UNA NUOVA DIMENSIONE PER GLI ACCESSORI

Sinonimi della moda: alla voce lusso si leg- ge tutto d’un fiato borsa, borsetta, pochette, clutch… e ancora, sandali, boots, décolle- té, zeppe, kitten heels, ankle boots, stiletti. Tante le Maison del settore impegnate nella realizzazione di queste chimere femminili. Rinomato per la qualità del suo artigianato e per il fascino del suo discreto design no-logo, Bottega Veneta apre il suo atelier negli anni ‘6o e sviluppa una peculiare tecnica di lavorazione della pelle, l’intrecciato, ancora marchio di fabbrica dell’azienda. “When Your Own Initials Are Enough” è il claim che contraddistingue il marchio veneto che si afferma anche a livello internazionale tanto da diventare il soggetto per un cortometrag gio di Andy Warhol. Durante gli anni Zero, il marchio torna alle origini dell’intrecciato grazie al nuovo creative director Tomas Maier che fa dell’artigianalità il punto di forza per la Bottega del nuovo millennio. Dalle teenager alle donne in carriera, alle star di musica e cinema uno dei desideri più ardenti è acquistare un bauletto o una Speedy targata Louis Vuitton. Nato come bottega artigianale di valige- ria per la ricca società agli inizi dell’800, è oggi una multinazionale el lusso che produce ogni anno milioni di accessori di pelletteria diventati ricercatissimi oggetti di culto. Celebre la texture  Monogram Canvas nella quale l’elemento principale sono le iniziali dell’imprenditore francese: firmano borse, borsoni, Bowling Bag e Petit Bucket. Nel 1998 LV entra nel prêt-à-porter grazie alla dire- zione artistica di Marc Jacobs e abbraccia collaborazioni trasversali n esponenti del settore artistico (Murakami), musicale (Pharrell Williams, Kanye West) e cinematografico (Sofia Coppola). n’altra grande Maison francese è l’atelier U calzaturiero fondato da Christian Louboutin (Parigi, 1964). Artefice del ritorno negli anni ‘9o dello stiletto, diventa profeta del tacco 12. Celebre per le sue calza ture gioiello che chiama amorevolmente per nome, riesce ad affascinare molte dimensioni: quella del lusso elitario, lo star system e per- sino le frange dello stile più underground, il new burlesque e il fetish. Oltre alle famose suole rosse, ha portato nelle sue boutique collezioni di borse, altrettanto pregiate e sopra le righe, da abbinare alle scarpe. Altro sogno proibito sono i costosissimi sandali firmati Manolo Blahnik (Santa Cruz de La Palma, 1942). Vero e proprio artista delle calzature, sempre alla ricerca dell’estetica perfetta, lo stilista spagnolo è prolifico realizzatore di creazioni dai tacchi vertiginosi dettagli affascinanti e maniacali, tanto da essere esposte al Metropolitan Museum di New York. Idolatrato da stilisti e collezionisti, celeberrimo per il modello Brique del 1971 (zoccolo con suola di mattone e fascia colorata), è noto al grande pubblico grazie alla se rie SEX & THE CITy, di cui è quasi il quinto protagonista Quale donna non è mai stata tentata da uno stiletto? Ebbene, il padre della calzatura sinonimo di femminilità e sensualità è lo stilista francese Roger Vivier (Parigi, 1907-1998): abile inno- vatore, ha saputo riscoprire le forme antiche e adattarle al ritmo mutevole della modernità. Scultore della scarpa, nel 1954 inventa per Ca- therine Deneuve la décolleté, perfetta per calzata ed equilibri, poi ribattezzata con il nome del film in cui l’attrice la indossò, BELLE DE JOUR. Nei primi anni 2ooo la griffe viene rilevata dal gruppo Della Valle che affida la direzione creativa a Bruno Frisoni, posizionandosi così come atelier di calzature Haute Couture. Materiali preziosi e lavorazioni artigianali sono il segreto di René Caovilla (Fiesso d’Artico, 1938), definito il Cellini della scarpa. Celebre per il sandalo-serpente, collabora da anni con le Maison Valentino, Dior e Chanel. Uno stile prezioso ed elegante quello di Jimmy Choo (Penang, 1961), nei sogni di mol te soprattutto per i sandali con tacchi vertiginosi ed esili, decorati con cristalli e paillettes. Scarpe gioiello anche per Giuseppe Zanotti (San Mauro Pascoli, 1958) che disegna per le maggiori Maison, senza però perdere il gusto per l’artigianalità e una vocazione rock’n’roll.

 

DIRETTORI ARTISTICI

La determinazione dello stile e lo sviluppo della moda è da afferirsi ai direttori artistici dei grandi marchi Haute Couture e prêt-à-porter Karl Lagerfeld  per Chanel era una certezza: dal 1954 detiene una sorta di copyright sullo stile iper lussuoso e trasporta la Maison di Coco verso l’innovazione e lo star system. Deceduto il 12 febbraio 2019 Nato a Casablanca da genitori israeliani immigrati, Albert Elbaz (Casablanca, 1961) comincia la sua avventura nel mondo della moda trasferendosi a New York. Nella grande mela lavora per Geoffrey Beene che lo influenza nella tecnica del drappeggio, nei volumi e nel fit, dopodiché continua la sua carriera da Lanvin, femminilizzando agli estremi il carattere proprio della Maison francese ma pur sempre mantenendo forti richiami agli anni’2 Fautore del rilancio di Givenchy è Riccardo Tisci (Taranto, 1975). giovane designer italiano: caratterizzato da uno stile di ricercata sensualità con cenni all’immaginario gotico e modern romantic, Tisci ama molto riproporre simbologie art déco e tribali. Antonio Marras (Alghero, 1961), fedele alle sue origini sarde, mixa tradizione e semplicità nella ricchezza di pattern e stampe elaborate. Il suo estro creativo e la sua unicità lo portano alla direzione stilistica del marchio Kenzo. Nicolas Ghesquière (Comines, 1971) entra giovanissimo in Balen- ciaga e rivolta la famosa casa di moda come un calzino. Grande co noscitore della tradizione e degli archivi della Maison, Ghesquière interpreta il futuro mescolando science fiction e forme organiche. Raffinata aggressività e stupefacente inventiva si ritrovano in Christophe Decarnin (Le Touque, 1964) che per Balmain disegna una donna esuberante, rock ma sensibilmente moderna. Designer, comunicatore e stratega del marketing, Christopher Bailey (Yorkshire, 1971) è diventato sinonimo di Burberry por tando avanti la tradizione e lo stile sempre classico, ma con un occhio all’evoluzione. Assistente di Stella McCartney in Chloé, Phoebe Philo (Parigi, 1973) diventa nel 2008 il creative director di Celine: qui Phoebe esprime la sua visione sul fashion design “epurato”, proponendo uno sport chic ipermoderno, quasi Haute Couture. Cerruti, Armani e Prada lo avrebbero voluto nella loro scuderia ma Stefano Pilati (Milano, 1965) è fedele a Yves Saint Laurent, Mai son per la quale esprime appieno il suo talento visionario, metafisi- co ma fedele alla tradizione, con rigore e sartorialità. Addio allo stile da ragazzina e un sano benvenuto all’autentica femminilità. Così Peter Copping (Londra, 1967) reinventa lo stile di Nina Ricci insistendo sulla qualità dei tessuti, sulla vestibilità e la storicità elegante, mentre Hannah McGibbon per Chloé porta avanti il lavoro della sua madrina Phoebe Philo attestandosi su uno stile chic rilassato. Alexander McQueen  scomparso nel 2010 incarna l’identikit perfetto del designer del nuovo millennio. Irrefrenabile per creatività e volontà, diventa a soli ventitré anni direttore creativo di Givenchy, per poi concentrarsi sul suo personale marchio Vero e proprio hooligan delle passerelle provoca la fashion industry con collezioni visionarie e oniriche capaci di affascinare star come Lady Gaga, promotrice funambolica delle incredibili Armadillo Shoes.

Oggi altro nome del mondo della rivoluzione Alessandro Michele designe di gucci La prima esperienza nella moda arriva presso un brand dal DNA maglieria come Les Copains, ed è proprio qui che qualcosa si accende. Comincia l’attrazione verso questo mondo, in particolare quello degli accessori. Così dopo aver creato un primo book lo invia ad alcuni atelier, aggiudicandosi in primis un contratto da Fendi a fine Anni 90. Da Fendi diventa senior nel settore degli accessori e vive un momento di grande formazione sia stilistica che culturale. Qui ha modo di imparare il modus operandi di Karl Lagerfeld, che si circonda continuamente di ispirazioni come libri, tessuti e musica e impara che la creatività è per definizione instabile e che per farle raggiungere il pieno della sua forza bisogna lasciarla completamente libera.Nel 2002 arriva la chiamata di Tom Ford. Dove lavorerà con loro per un paio di anni. Dopo l’addio improvviso di Frida Giannini, viene convocato nell’ufficio del nuovo amministratore delegato Marco Bizzarri. Nel 2015 dopo 13 anni di collaborazioni con la maioson fiorentina diventa ufficialmente direttore artistico.

 

I DESIGNER COOL

 

Victoria Beckham acquista solo Giambattista Valli (Roma, 1966), stilista quasi démodé che sembra non seguire i grandi filoni del fashion trend, piuttosto la sua moda se la fa da sé e lo dimostra con collezioni senza tempo, disegnate con un’abilità sartoriale con pochi competitori e una precisione stilistica impressionante. La linea è pulita e fortemente estetica rata, di classe ed estremamente elegante , particolare ma non esage- Fenomeno da indagare quello del marchio di abbigliamento e accessori Rodarte: creato dalle sorelle statunitensi Kate (Passa- dena, 1979) e Laura (Passadena, 1980) Mulleavy, ha riscosso at- tenzione subito dopo che una collezione di appena ro capi è stata presentata direttamente ad Anna Wintour. Innovative, futuriste, giocano con i tessuti e le forme per creare collezioni uniche e ica- stiche, tanto da essere esposte al MoMa di New York Albino D’Amato (Roma, 1973) nasce come designer industriale, ma riesce poi a dedicarsi alla sua vera passione, la moda. Collabora con Ungaro, Pucci, Dolce&Gabbana e Armani, lavorando intanto alla sua linea personale, che presenta al Who’s Next. Nelle sue collezioni co- niuga volumi, tessuti d’ispirazione couture (lean Patou e Givenchy anni’50 e 6o) e citazioni cinematografiche (Fellini e Truffaut in pri- mis) con tecniche di realizzazione e di decostruzione. Gabriele Colangelo (Milano, 1975) è uno dei nuovi designer più talentuosi nel panorama internazionale. Vince un concorso della dente di lettere classiche, un curioso e insolito mix. Da li l’ascesa: disegna Versace Jeans, poi Just Cavalli Donna fino ad arrivare al suo brand, complice una capsule collection di pellicce con piccoli lavori di ricamo. Nel 2000 un giovanissimo Francesco Scognamiglio (Pompei, 1975) esordisce nell’alta moda a Palazzo Barberini con una collezione ispi- rata agli anni ’80 che segna il suo successo. Nel 2008 Madonna porta oltreoceano il marchio indossando i suoi abiti nel video GIVE IT 2 ME. Irriverente, Thom Browne (Allentown, 1965) disegna dal 2008 la collezione uomo di Moncler Gamme Bleu Paul Smith (Beeston, 1946) è un fashion designer dal riconoscibi- lissimo pattern a righe che spunta nei punti più impensabili dei suoi capi: grande humour e un pizzico di provocazione lo rendono unico e molto inglese Le dive e l’alta società americana scelgono di sposarsi con un abi- to di Vera Wang (New York, 1949) o di presentarsi sul red carpet con un capo firmato Marchesa (marchio ispirato alla Marchesa Luisa Casati e fondato da Georgina Chapman e Keren Craig) dal gusto vintage con influenze orientale. Raf Simons (Neerpelt, 1968) combina linee classiche con quelle più streetwear e il suo stile piace molto, tanto che nel 2005 diventa direttore creativo di Jil Sander. L’inglese John Richmond (Manchester, 1960) crea il suo mar- chio a metà anni ’80 ma raggiunge l’apice nel 2003-2004 con una collezione streetwear amata dai giovani il cui pezzo cult sono dei jeans a vita bassa con la scritta “Rich” stampata sul retro. Ho usato il neon per far sì che la mia collezione risultasse più luminosa possibile”, esordisce così Christopher Kane (Glasgow, 1982) al lancio della sua prima “creatura”. Talento inglese fresco di diploma presso la Saint Martins, fonda la sua town a bel” dall’appeal underground, ricca di stampe e trovate grafiche. Di lui si accorgono Lancôme, Swarovski e Manolo Blahnik con cui collabora tuttora I gemeli Dean Dan Caten (Toronto. 196a) hanno dato vita al marchio pratico e giovane Dsquared, famoso in tutto il mondo e amato da dive come Madonna e Britney Spears che si sono per- sino fatte disegnare abiti per le loro tournée mondiali. Victor Horsting (Geldrop, 1969) e Rolf Snoeren (Dongen, 1969) fondano nel 1993 il marchio Victor & Rolf dalle linee decostruttive. La loro notorietà presso il grande pubblico è cre- sciuta dopo che hanno fatto una collezione per H&M nel 2006 che è andata a ruba. Linee mascoline, tessuti morbidi, sovrapposizioni e trasparenze sono i punti di forza di Alexander Wang (San Francisco, 1984,). che, dopo la sua collezione autunno 2008 con predominanza di nero, ha stupito tutti con quella successiva usando colori deci- samente forti: “Volevano il colore, ecco il colore!” ha esclamato Wang, sempre al passo con i tempi. Un lusso elegante ma semplice e adatto a tutte le età contrad distingue lo stile classico di Tori Burtch (Valley Forge, 1966), famosa per aver trasformato la T-shirt in un capo fashion e aver vestito le protagoniste della serie tv GossIP GIRL Derek Lam (San Francisco, 1967), direttore creativo di Tod’s, ha una sua collezione dalle linee lisce e setose che vestono con garbo ed eleganza. Joseph Altuzarra, nato a Parigi da padre francese e madre ameri- cana, fonde l’Haute couture francese con l’avanguardia newyorke- se nei suoi abiti moderni e pratici per la donna che lavora tutti i giorni e ama essere impeccabile ma non ingessata. In territorio inglese, Giles Deacon (Darlington, 1969) firma uno stile ironico, dark e sexy che si rifà alla cultura pop e che si rivolge a donne di tutte le età (dice lui!). Giovane e già famoso e richiestissimo è Jason Wu (Taipei, 1982) che, dopo aver dato vita a una linea di vestiti per bambole, oggi è uno dei designer più apprezzati dalla First Lady americana Mi- chelle Obama che ha indossato un suo abito di chiffon candido per la sera del ballo inaugurale alla Casa Bianca. Michelle Obama apprezza molto anche lo stile di Takoon dalle linee morbide e tessuti ricercati. L’altissima ex modella L’wren Scott (Utah, 1967), oggi è una stilista ricercatissima dalle stelle del cinema americano come Nicole Kidman, Sarah Jessica Parker e dall’indiscussa icona di stile Madonna. Attenta ai dettagli ricercati, ama valorizzare la femminilità delle sue clienti.

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VINCENZO MAIORANO
VINCENZO MAIORANO

Fashion Creator

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